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Malgrado una vittoria schiacciante, il secondo mandato di Lula sarà più instabile
12 Nov 2006 |

Dopo le incertezze dovute ai risultati del primo turno [1], Lula ha vinto al secondo turno con il 60,83% dei voti contro 39,17% per il suo rivale del PSDB, Geraldo Alckim. Ansi, è riuscito ad ottenere più voti rispetto al 2002.

Contrariamente alle aspettative dei tucanos [2] che pensavano di poter rafforzare la candidatura di Alckim dopo i sorprendenti risultati del primo turno, non solo il candidato del PSDB non è stato in grado di sconfiggere Lula ma ha ottenuto 2,4 milioni di voti in meno rispetto al risultato dello scorso primo ottobre. Anche a São Paolo, bastione dei tucanos, Alckim ha perso dei voti e Lula ha vinto nella Baixada Santista (zona del porto) e nel Gran São Paolo.

Per vincere contro Alckim, Lula si è visto obbligato a ricorrere a una retorica più a sinistra, contro i tagli alla spesa pubblica e contro le privatizzazioni. Difendeva esattamente il contrario di quanto è stato fatto durante i quattro anni di governo e di quanto dovrebbe fare durante la prossima presidenza...

Ma la sua chiara vittoria ha dimostrato che la grande maggioranza della popolazione, in particolare nelle regioni e città più povere del paese, continua a avere in mente gli otto anni di governo di Fernando Henrique Cardoso (PSDB) che ha applicato senza sosta le ricette neoliberali attraverso una politica cosiddetta di “shock di gestione”, accompagnata da innumerevole privatizzazioni. In 2002 Lula si è presentato con un programma destinato a sedurre la piccola e la grande borghesia. L’usura politica del suo governo screditato dai scandali di corruzione che hanno travolto il PT ha generato un calo dei consensi fra il ceto medio. Lula ha dunque dovuto appoggiarsi questa volta sui settori più poveri della popolazione, quelli che hanno più approfittato dei programmi assitenzialisti portati avanti sotto il suo primo mandato. Tutto ciò vuole dire che malgrado lo scandalo del “mensalào” [3], l’entrata in vigore della riforma delle pensioni, quella sulle PPPs (societunità pubblico-private), Lula continua a riuscire a passare per un anti-neoliberale e un difensore dei deboli.

Non ostante, la realtunità è ben diversa. Il ruolo di contenzione del PT e della CUT ha fatto si che il governo ha potuto continuare l’opera iniziata sotto il governo di Cardoso. Ma il fatto di continuare sulle orme neo-liberiste di Cardoso ha protetto in certo senso il PSDB malgrado l’usura che ha significato per questo partito otto anni di governo. Lula ha contribuito a rivitalizzarlo indirettamente agli occhi di alcuni settori. Questo si può vedere nella vittoria dei tucanos alle elezioni a governatore in Stati importanti come São Paolo, Rio Grande do Sul e Minas Gerais. Ne sono testimoni anche i buoni risultati elettorali di Alckim fra il ceto medio, principalmente a São Paolo e nel Sud del paese.

Questo quadro elettorale dimostra in maniera distorsionata non solo una preservazione del PSDB ma anche che si sta accumulando all’interno della società brasiliana una tendenza alla polarizzazione sociale che è virtualmente esplosiva. L’opposizione borghese (PSDB e PFL) conta su una base d’appoggio importante, principalmente negli Stati più ricchi del Sud del paese. Potrà utilizzarla per provare a destabilizzare Lula ed aumentare la polarizzazione sociale o al contrario per negoziare l’applicazione delle riforme e i futuri attacchi in modo di poter preparare il terreno per una transizione tranquilla per l’orizzonte 2010, quando la destra pensa di poter tornare al governo.

In questo momento, il PT continua a celebrare l’enorme vittoria elettorale di Lula. Prevale l’immagine di un governo più forte e più stabile del primo. Non ostante tutti gli scandali, il PT continua ad avere il secondo gruppo parlamentare alla Camera. A livello delle elezioni dei governatori, è anche riuscito a strappare lo Stato di Bahía, bastione tradizionale del PFL, a Antônio Carlos Magalhães. Nel seno del PMDB (partito borghese di centro), un partito di “caciques” [leader] regionali e locali che tende a dividersi fra sostenitori del governo e dell’opposizione, l’ala pro-Lula si è rafforzata. In funzione di tutto ciò e delle vittorie di alcuni suoi alleati, Lula inaugurerà il suo secondo mandato con una base d’appoggio fra i governatori più importante, 17 su 27. Infine, per completare questo quadro, i due principali governatori del PSDB, Aécio Neves nel Minas Gerais y José Serra a San Pablo, hanno cambiato d’attitudine e rappresentano la frazione più conciliatrice rispetto al governo Lula del blocco PFL/PSDB.

Tutto ciò, non ostante, non è sinonimo di stabilità . Il contenuto del voto per Lula al secondo turno è stata l’espressione, come nel 2002, di quel sentimento ancora radicato fra i settori popolari ed operai d’opposizione alle politiche neoliberiste incarnato dal PSDB. Questo è un sintomo che i lavoratori e le masse potrebbero opporsi risolutamente agli attacchi che gli colpiranno. Se Lula prova a trarre profitto della sua forza congiunturale per unire i diversi settori borghesi intorno al suo governo per applicare la seconda parte dell’agenda di riforme neoliberiste previste, correrà il rischio di un’usura veloce fra le sue basi d’appoggio tradizionali, specialmente in seno al movimento operaio e nel sindacalismo della CUT. Se al contrario prova a scavalcare le aspirazioni del movimento di massa ed applicare le riforme anti-popolari col contagocce per preservare la sua base sociale, Lula potrebbe vedere i suoi sostegni fra la borghesia sparire e potrebbe riemergere con forza quella polarizzazione sociale che si è espressa nelle elezioni.

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